Il Dopoguerra
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::Gli Anni '60 - vedi galleria -
Gli eventi successivi all’8 settembre 1943 costringono Croce ad abbandonare la sua attività per un certo periodo. Prima viene incarcerato dal regime con l’accusa di “disfattismo”, poi lascia Piacenza per unirsi alla famiglia in collina.
Dopo la Liberazione il suo Studio riguadagna il ruolo di ” istituzione” cittadina . Negli anni del boom economico Croce è preso nel vortice delle manifestazioni e degli spettacoli: il suo obiettivo fissa volti e atteggiamenti di ministri, prelati, attori e cantanti che giungono a Piacenza. In quello stesso arco diani egli realizza alcune froto d’ambiente cittadino o bozzettistiche, come quelle della “cuccagna” in via Borghetto, della “Montà di ràtt”, delle suore, del frate in Stradone Farnese, del cameriere in bicicletta… Figure e ambienti ricordano quelli del cinema neorealista alla De Sica, mentre il distacco ironico sembrerebbe rimandare all’”immagine rapita” del fotografo Bresson. Tuttavia, esse, ad un’attenta osservazione, rivelano spesso scelte compositive accurate e una “messa in posa” concordata con i soggetti: riaffiora anche qui la ricerca formale, mai abbandonata da Croce.
::Composizioni Anni '60 - vedi galleria -
Negli anni ’60 il fotografo torna alle composizioni “creative”, rivolgendo i propri interessi alla spoglia oggettualità, che compone in assemblaggi di rustica semplicità.
Contemporanei di queste “nature morte” sono alcuni fotomontaggi. Croce è, in un certo senso, costretto ad accettare l’innovazione del “fotocolor”, ma non crederà mai nei suoi risultati estetici e non certo per spirito conservatore . Egli la considera un surrogato del colore pittorico, che l’obiettivo non può restituire nei modi manuali d’espressione di stati d’animo.