Futurismo e Magia
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::Futurismo - vedi galleria -
Tra gli artisti assidui dello Studio Croce il più innovatore è certamente Oswaldo Bot (Osvaldo Barbieri): il suo sodalizio con il fotografo diverrà presto amicizia fraterna e duratura.
Croce sul finire degli anni ’20 si avvicina agli ambienti del secondo Futurismo, avendo seguito la parabola ascendente di Bot e i suoi contatti con Marinetti. Nel corso della prima metà degli anni ’30 egli realizza una cospicua serie di “composizioni” fotografiche in Studio di chiaro impianto futurista, raro esempio di sperimentazione gratuita in una realtà “di provincia”. In queste foto l’apporto diretto di Bot è riconoscibile nella scelta dei temi, nella combinazione degli oggetti (a volte si tratta di sue opere plastiche) e nella connotazione ideologica. Gli ambiti d’intervento più propriamente interpretativi, ovvero fotografici, sono naturalmente prerogativa di Croce: sue le scelte delle ottiche, del tipo di inquadratura e di angolazione, della direzione e della qualità delle luci, della profondità di campo.
Il contributo più importante di Bot è quello fornito indirettamente: egli costituisce, infatti, uno dei tramiti attraverso cui filtrano in queste foto i moduli espressivi futuristi e le architetture formali delle avanguardie. Rispetto alle indicazioni del manifesto “La Fotografia Futurista” di Marinetti e Tato, tuttavia, l’atteggiamento di Croce appare più legato alle peculiarità del mezzo fotografico e più attento alle qualità strutturali e formali dell’immagine.
Nel 1930, a seguito dell’esposizione di alcune foto di Croce al Concorso Nazionale di Roma, nomi di spicco del movimento futurista come Prampolini, Djulgheroff e Fillia inviano al fotografo piacentino giudizi entusiastici.
::Composizioni Africane - vedi galleria -
Le prime composizioni sono “nature morte” costituite mediante l’assemblaggio di oggetti metallici ,elementi decorativi ed elementi portanti e illuminate con faretti. Vi è in esse una ricerca di geometrizzazione e “solidificazione” . Nelle foto successive Croce contestualizza alcune sculture di Bot ridefinendole ogni volta mediante l’uso diversificato dell’apertura di diaframma e di luci e ombre significanti. Nella serie con bandierine “Passaggio sotto l’arco” vi è un preciso riferimento agli scorci e alle vedute dall’alto degli “aeropittori”, con riprese “in picchiata” e taglio in diagonale per dinamicizzare l’immagine.
Fra il ’34 e il ’35 Croce realizza le sue immagini più astratte, le composizioni con spille da balia, rigorosamente grafiche : puri segni neri o luminosi si stagliano nettamente sul fondo, richiamando alla mente alcune ricerche in ambito Bauhaus.
Altre immagini condividono maggiormente con la fotografia futurista di Tato l’uso ironico dell’oggetto straniato e “umanizzato” di matrice surrealista e dada.
Verso il ’37, dopo una serie di composizioni “africane”, Croce abbandona ogni esplicito riferimento all’iconografia e al dinamismo futurista.
::Realismo Magico - vedi galleria -
L’incanto dell’oggetto domestico, spogliato da investiture smaccatamente simboliche, sembra prevalere nelle composizioni in Studio di quel periodo, per le quali si è parlato di “realismo magico”.Questa attenzione alle cose ordinarie sfocia in un “ritorno all’ordine” , per cui Croce attua un recupero quasi letterale delle poetiche della Metafisica e dei Valori Plastici, propugnate da molti dei frequentatori del “Salotto Arata” : Carlo Carrà, Emilio Cecchi, Antonio Baldini e altri.
Ecco allora una serie di immagini lucide e scavate in cui gli oggetti si dispongono come elementi strutturali dello spazio.